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Siamo come un accendino

Se dovessi scegliere una parola per raccontare Lumos scegliere l’immagine dell’accendino.

Perché?

Perché spesso incontriamo clienti che brancolano letteralmente nel buio, non sapendo come uscirne. È normale, spesso si è concentrati solo sul buio.

Io credo che di fronte al buio non serva a molto né lamentarsi della situazione, né discutere su quale lampada più costosa sia meglio acquistare, ma sia importante cominciare accendendo semplicemente una luce, anche una piccola come quella dell’accendino.

È l’azione che conta. Il fatto di accendere un accendino dice già che il buio non può vincere perché inizia ad esserci un po’ di luce. Questo vale molto di più di tanti discorsi che ci possiamo fare nelle aziende.

C’è un altro significato dell’accendino che mi piace molto.

L’accendino è quel piccolo input che serve ad accendere un fuoco. Ma è solo l’input.

Mi ricordo, infatti, quando ero scout l’arte di accendere i fuochi. Occorreva preparare il fuoco nel modo corretto: un pezzo di carta, poi sopra i legnetti più fini, poi quelli medi, poi quelli grossi. Tutti disposti correttamente “a capanna” per permettere all’ossigeno di passare e ardere meglio la legna.

Occorre quindi conoscere il metodo per poter accendere il fuoco.

Lumos è un po’ così. Siamo quelli che applicano un metodo preciso per studiare e costruire la strategia di un brand.

E poi ci piace pensare di essere quel piccolo aiuto delle aziende che innesca la miccia per accendere letteralmente i brand dei nostri clienti.

Perché in fondo i veri protagonisti sono le aziende nostre clienti. Non vogliamo sostituirci. Non vogliamo far emergere il nostro ego.

Desideriamo aiutare i nostri clienti a riscoprire sé stessi e cosa hanno di bello da offrire sul mercato. Noi siamo lì a fianco. Siamo quelli che hanno l’accendino pronto in tasca.

Quel che si vede accendendo la piccola fiamma, poi, è tutto da scoprire.

Progettare, respirare.

Stiamo lavorando su un grosso progetto per un cliente in campo sanitario. Affrontare progetti articolati che includono molti interlocutori e attività diverse non è facile. Sembra un labirinto. Per questo occorre preparare bene la strada.

Così ci siamo messi all’opera per definire tutte le deliverables del progetto. Poi abbiamo spacchettato ogni deliverable per identificare tutte le attività necessarie a raggiungere i risultati attesi. Dopo abbiamo mappato tutti gli stakeholder coinvolti e abbiamo assegnato le attività ai diretti responsabili con un codice colore.

Infine abbiamo collegato tutte le attività tra loro, per capire quali rappresentano un vincolo per passare ad attività successive e le abbiamo spalmate sulla timeline in modo realistico.

Non siamo esperti di Project Management, quindi non sarà perfetto, ma lavorare così ha incominciato a far respirare noi e anche il cliente. E ci siamo anche divertiti!

Le piccole cose

Il mio collega Federico mi ha riportato alla mente un bellissimo passaggio di Lo Hobbit.

«Saruman ritiene che soltanto un grande potere riesca a tenere il male sotto scacco. Ma non è ciò che ho scoperto io. Ho scoperto che sono le piccole cose… le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore. Perché Bilbo Baggins? Forse perché io ho paura… e lui mi da coraggio».

Bellissimo! Ecco il marketing che desidero. Non un potere oscuro che influenza, inganna e manipola la gente. Ma la possibilità di costruire realtà buone attraverso le piccole azioni quotidiane delle aziende. Alla portata di tutti, anche dei più piccoli.

È possibile costruire un mondo così?

Domande vive, in cerca di risposte

Buon inizio di questo 2024, un nuovo anno per imparare! Ma imparare cosa? Quello di cui abbiamo bisogno.

L’inizio dell’anno mi mette sempre in questa posizione: accorgermi che davanti ho giorni, episodi, vicende, lavori, incontri che mi insegneranno qualcosa di nuovo, che mi faranno crescere.

Per questo penso che ogni giorno sia l’occasione per imparare, a partire dalle domande che ci urgono.

Più abbiamo chiare le nostre domande, più saremo attenti a cercare le risposte.

Come quando siamo in procinto di acquistare un’auto nuova. Nel momento in cui abbiamo in mano il preventivo o abbiamo fatto un test-drive incominciamo a vedere il modello di quell’auto ovunque per strada, mentre fino al giorno prima nemmeno ce ne accorgevamo.

È così. Se una cosa ci interessa, ci importa, incominciamo a cogliere i segni o le intuizioni di risposta in quello che ci capita.

Allora all’inizio di questo anno ti auguro di capire quali sono le tue domande, le tue urgenze. Che riguardino il tuo lavoro, un compito, l’identità del tuo brand, la relazione con il tuo team o con i tuoi clienti.

Qualsiasi sia la tua domanda, ti auguro di trovare una risposta.

Discernere

Ogni azienda dovrebbe discernere cosa vuole essere. Discernere significa “scegliere separando”. La trovo una parola molto interessante, più di altri sinonimi come “meditare” e “riflettere”, dove ci soffermiamo unicamente su qualche nostro pensiero.

Sapere scegliere separando, invece, significa decidere da che parte stare. Decidere cosa sono e cosa non sono, cosa faccio e cosa non faccio. O da una parte o dall’altra.

È capire chi siamo nel profondo.

Discernere aiuta a posizionarsi, e il posizionamento di brand per un’azienda è fondamentale.

Se non sai discernere, rimarrai sempre vago e indistinto. Se discerni, ti posizionerai, e sarà più chiaro a tutti chi sei e cos’hai da offrire. Magari non sarai per tutti, ma per quelli che hanno bisogno di te sarai la scoperta più bella.

Io, come Harry

Ho capito perché mi è sempre piaciuta la storia di Harry Potter. È nato orfano, ignaro della sua storia e di chi fosse veramente, per 11 anni ha vissuto solo con gli zii cattivi, ha sempre pensato di avere un futuro nero davanti.

Invece poi la verità. È un mago, appartiene a un mondo diverso da quello che ha visto finora, ha delle capacità, alcune delle quali derivano da suo padre, scopre che assomiglia tanto a suo padre (a parte gli occhi, quelli sono di sua madre). È chiamato a fare grandi cose.

Sostanzialmente scopre chi è davvero. La sua identità.

Ecco perché mi piace. Un po’ perché mi ci ritrovo: anch’io – pur non essendo orfano – ho dovuto scoprire chi sono, da dove arrivo e qual è il mio scopo in questo mondo.

Dall’altro perché tutto questo centra con Lumos. Non siamo qui per fare semplicemente analisi di mercato, loghi, post o siti web.

Siamo qui innanzitutto per aiutare i nostri clienti a scoprire la loro identità: così la loro analisi di mercato, i loro loghi, i loro post e i loro siti web saranno un contributo unico e bellissimo a questo mondo.

Poca strategia, molta relazione

Sono stato a pranzo da un ex cliente di mio papà, un agriturismo ad Asiago. Inutile dire che si è mangiato molto bene. Ma quello che mi ha colpito è accaduto dopo il pranzo.

Ci siamo intrattenuti un po’ di tempo nel retro della cucina a parlare con i titolari, Duilio e sua moglie.

Non vedevo Duilio da molto tempo, ero poco più di un ragazzino l’ultima volta che ero stato da loro. Quel giorno mi ha visto un po’ più cresciuto, con due figli al seguito, e non smetteva di parlarmi di mio papà.

“Tuo papà lo conosco da 25 anni, è una grande persona. Non è solo un fornitore o un consulente, è di più, è un amico per me. È proprio un amico”.

Io non credo che mio padre abbia mai attuato qualche strategia di marketing pensata, ma è evidente che il suo obiettivo non era vendere di più, chiudere più contratti, farli produrre di più, ma creare una relazione, essere una spalla per i suoi clienti.

Da lì poi sono arrivate le vendite, i successi, gli obiettivi raggiunti, costruiti sulla relazione e sulla fiducia, non sulla firma di un contratto o di un preventivo.

Senza il desiderio di relazione alla fine il marketing non sarebbe così bello!

Azioni privilegiate

Molti sono convinti che la comunicazione oggi sia un fatto meramente tecnologico e non un evento umano. Come se tutto dipendesse dagli algoritmi di Facebook, Instagram, TikTok…

Come se dovessimo ora puntare tutto sull’intelligenza artificiale per fatturare di più.

Come pensare che avremo tutti bisogno del metaverso e dell’Apple Vision Pro per sviluppare il nostro business.

Ma tutti questi alla fine non sono solo strumenti? Si, strumenti di comunicazione.

Ma gli strumenti non ci dicono automaticamente cosa dobbiamo comunicare.

Comunicare è un’azione privilegiata riservata alle persone. Il contenuto dobbiamo mettercelo noi, e questo è l’aspetto più prezioso da considerare.

La tua azienda ha qualcosa da comunicare o punta solo ad essere presente sull’ennesimo nuovo mezzo di comunicazione?

Relazioni disinteressate

Algoritmi, cookies, follower,… chi più ne ha, più ne metta. Spesso siamo più occupati a guardare il numero di likes ottenuti o a preoccuparci di seguire l’onda algoritmica degli ultimi trend sui social per avere visibilità.

Come se seguire gli algoritmi sia sufficiente per avere successo, vendere di più, trovare nuovi clienti.

Credo che sia giunto il momento di fare un passo di maturazione. “Non è più l’età dei follower, ma delle connessioni vere”, dice il buon Riccardo Scandellari in uno dei suoi libri.

Ecco. Smettiamola di seguire gli algoritmi pensando che ci salveranno il business. Torniamo all’origine vera del business: costruire relazioni disinteressate per creare e donare valore. Non accade forse così in ogni buona amicizia? Allora sì, che gli algoritmi ci daranno ragione e saranno loro a seguire noi.

Quanto siamo simili o quanto siamo diversi?

Harry per certi versi assomigliava molto a Voldemort. Aveva alcune sue stesse capacità, alcune non molto belle. Questo lo destabilizzava molte volte. Eppure Silente lo riporta ad una grande verità: “Non importa quanto siete simili ma quanto siete diversi”.

C’è un punto in noi che ci distingue dagli altri. Ci sono tanti che fanno lo stesso lavoro che noi facciamo in Lumos tutti i giorni. Facciamo le stesse cose, eppure in modo completamente diverso.

Sarà impopolare? Sarà più faticoso? Sarà.

Ma le mode e le strade facili non fanno per noi al momento. Vogliamo custodire ciò che di diverso c’è in noi.