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Autore: Emanuele Marcon

Poca strategia, molta relazione

Sono stato a pranzo da un ex cliente di mio papà, un agriturismo ad Asiago. Inutile dire che si è mangiato molto bene. Ma quello che mi ha colpito è accaduto dopo il pranzo.

Ci siamo intrattenuti un po’ di tempo nel retro della cucina a parlare con i titolari, Duilio e sua moglie.

Non vedevo Duilio da molto tempo, ero poco più di un ragazzino l’ultima volta che ero stato da loro. Quel giorno mi ha visto un po’ più cresciuto, con due figli al seguito, e non smetteva di parlarmi di mio papà.

“Tuo papà lo conosco da 25 anni, è una grande persona. Non è solo un fornitore o un consulente, è di più, è un amico per me. È proprio un amico”.

Io non credo che mio padre abbia mai attuato qualche strategia di marketing pensata, ma è evidente che il suo obiettivo non era vendere di più, chiudere più contratti, farli produrre di più, ma creare una relazione, essere una spalla per i suoi clienti.

Da lì poi sono arrivate le vendite, i successi, gli obiettivi raggiunti, costruiti sulla relazione e sulla fiducia, non sulla firma di un contratto o di un preventivo.

Senza il desiderio di relazione alla fine il marketing non sarebbe così bello!

Azioni privilegiate

Molti sono convinti che la comunicazione oggi sia un fatto meramente tecnologico e non un evento umano. Come se tutto dipendesse dagli algoritmi di Facebook, Instagram, TikTok…

Come se dovessimo ora puntare tutto sull’intelligenza artificiale per fatturare di più.

Come pensare che avremo tutti bisogno del metaverso e dell’Apple Vision Pro per sviluppare il nostro business.

Ma tutti questi alla fine non sono solo strumenti? Si, strumenti di comunicazione.

Ma gli strumenti non ci dicono automaticamente cosa dobbiamo comunicare.

Comunicare è un’azione privilegiata riservata alle persone. Il contenuto dobbiamo mettercelo noi, e questo è l’aspetto più prezioso da considerare.

La tua azienda ha qualcosa da comunicare o punta solo ad essere presente sull’ennesimo nuovo mezzo di comunicazione?

Relazioni disinteressate

Algoritmi, cookies, follower,… chi più ne ha, più ne metta. Spesso siamo più occupati a guardare il numero di likes ottenuti o a preoccuparci di seguire l’onda algoritmica degli ultimi trend sui social per avere visibilità.

Come se seguire gli algoritmi sia sufficiente per avere successo, vendere di più, trovare nuovi clienti.

Credo che sia giunto il momento di fare un passo di maturazione. “Non è più l’età dei follower, ma delle connessioni vere”, dice il buon Riccardo Scandellari in uno dei suoi libri.

Ecco. Smettiamola di seguire gli algoritmi pensando che ci salveranno il business. Torniamo all’origine vera del business: costruire relazioni disinteressate per creare e donare valore. Non accade forse così in ogni buona amicizia? Allora sì, che gli algoritmi ci daranno ragione e saranno loro a seguire noi.

Quanto siamo simili o quanto siamo diversi?

Harry per certi versi assomigliava molto a Voldemort. Aveva alcune sue stesse capacità, alcune non molto belle. Questo lo destabilizzava molte volte. Eppure Silente lo riporta ad una grande verità: “Non importa quanto siete simili ma quanto siete diversi”.

C’è un punto in noi che ci distingue dagli altri. Ci sono tanti che fanno lo stesso lavoro che noi facciamo in Lumos tutti i giorni. Facciamo le stesse cose, eppure in modo completamente diverso.

Sarà impopolare? Sarà più faticoso? Sarà.

Ma le mode e le strade facili non fanno per noi al momento. Vogliamo custodire ciò che di diverso c’è in noi.

Si può amare attraverso il lavoro?

Il mese scorso sono stato con la mia collega Chiara da un cliente a cui dovevamo presentare il progetto per il nuovo sito web.

Ci avevamo lavorato parecchio. Ore di pensieri, diagrammi, schemi, bozze. Eravamo carichi.

Arriviamo dal cliente, il quale dopo la presentazione iniziale mi dice: “Emanuele, lo sai che se io sto troppo in silenzio vuol dire che c’è qualcosa che non va?”

Il cliente ci ha fatto notare un aspetto importante che metteva in discussione tutto il quadro, aspetto di cui noi non ci eravamo accorti.

In quel momento potevamo reagire ribattendo e cercando di portare a casa la nostra posizione per salvare tutto il lavoro fatto nelle settimane precedenti. Ma cosa ci avremmo guadagnato? La soddisfazione personale? L’apparenza dell’orgoglio?

Invece alla fine mi sono ritrovato a mettere in discussione tutto il lavoro che avevamo fatto. Ho girato pagina e ho detto: “Ok, rimettiamoci al lavoro ora, insieme, e cerchiamo di arrivare al punto giusto”.

È stato bellissimo.

Potevo considerare questa riunione come una grande sconfitta della nostra professionalità, invece a fine giornata il cliente ci ha ringraziato ed era contentissimo del lavoro svolto.

Ecco, io credo che questo sia amare attraverso il lavoro: il sacrificio di mettere da parte sé stessi, intravedendo anche nelle difficoltà una positività ultima.

Promesse

“Franco, facciamo un patto. Fammi una magia così per una settimana non devo fare antibiotico, poi settimana prossima me lo puoi anche togliere questo dente.”

Chi parla è Jovanotti e Franco è il suo dentista. In questo video che ho visto un po’ di tempo fa Jovanotti racconta di questo dolore al dente a pochi giorni da un suo concerto.

Jovanotti si rende conto di un problema: deve eliminare il dolore, ma non vuole togliere il dente e rischiare di fare un concerto con il dolore. E non vorrebbe prendere antibiotici perché un po’ non gli piacciono e un po’ lo intontirebbero per il concerto. E sappiamo che Jovanotti deve essere sempre molto carico ai concerti!

Qual è, quindi, la soluzione che dovrebbe mettere in atto Franco, il suo dentista? Un’impianto di ultima generazione? Una cura canalare? Convincerlo a prendere un antidolorifico?

Non lo so, io non sono un dentista.

Ma sono sicuro che a Jovanotti non interessa tanto la soluzione tecnica che sceglierà Franco. A lui interessa sapere che il suo dentista sarà in grado di promettergli la possibilità di fare il concerto sereno e carico come sempre.

Siamo sempre concentrati sui tecnicismi dei nostri prodotti e servizi che vendiamo, invece il nostro cliente cerca la soluzione migliore al bisogno che ha in quel preciso momento.

Ce l’avrà fatta Franco a rispondere al bisogno di Jovanotti?

Non puoi differenziarti raccontando solo cosa fai

Cari dentisti (ma il messaggio è rivolto a tutti!), quando smetteremo di parlare di cosa fate e incominceremo a parlare di come fate il vostro lavoro e soprattutto del perché lo fate?

Guardiamoci intorno: i social straripano di post che parlano di implantologia, ortodonzia, sbiancamenti. Per non parlare di chi racconta di aver acquistato l’ultima tecnologia che ti fa l’impronta digitale o ti fresa una corona in un’ora.

Ora prendete tutti questi post e cambiate il logo dello studio. Il risultato? Nessuna differenza. Tutti questi post potrebbero benissimo essere i post di qualunque altro studio dentistico.

Non possiamo pensare di essere distintivi e farci ricordare per quello che facciamo. Se chiedete a chiunque passi per strada cosa fa un dentista lo sa bene, non è una grande novità.

Occorre lavorare sul come fai il tuo lavoro e sul perché lo fai per far emergere la tua vera identità e distinguerti dagli altri.

Tutti i fanno i dentisti, ma tu sei diverso. Non ti viene voglia di farlo sapere al mondo?

#marketing#branding#dentisti#marketingodontoiatrico#goldencircle

Apple vs Facebook: quale futuro per il marketing dentistico?

Apple vs Facebook: la battaglia oggi è sui dati che i big della tecnologia raccolgono attraverso le loro piattaforme. Apple a Maggio 2021 pubblicherà un aggiornamento di iOS 14 chiamato “App Tracking Transparency” che richiederà esplicitamente agli utenti di consentire o meno alla proprie app di essere tracciati.

Un balzo in avanti notevole per la privacy delle persone.

Un terremoto per aziende come Facebook e compagni vari che basano tutto sui dati e le informazioni che gli utenti forniscono semplicemente usando l’app.

Ma cosa c’è di così grosso in ballo nel dibattito “Apple vs Facebook”?

Innanzitutto bisogna capire la questione di fondo. Come mai social e servizi come Facebook, Instagram, Pinterest, Gmail, Twitter, ecc… sono tutti servizi gratuiti?

Perché dietro c’è un modello di business pubblicitario in cui l’oggetto di vendita sono le persone stesse che utilizzano queste piattaforme.

(Cioè tutti noi!)

In che modo?

Queste piattaforme sono basate su algoritmi altamente sofisticati e sempre più sofisticati nel tempo che interpretano ogni nostra azione.

Azioni dirette come clic, like e condivisioni. Ma anche azioni indirette come ad esempio il tempo che ci soffermiamo a guardare una foto, un video o a leggere un post o una notizia.

E poi dati sulla geolocalizzazione, sulla nostra posizione, incrociata alla posizione delle persone che sono nostre amiche su questi social.

Sono anche in grado di leggere le immagini. Capirne il contenuto: c’è una persona? Un gatto? È una foto che ritrae felicità o tristezza?

Incrociando tutti questi (e molti altri) dati riescono anche a capire il nostro stato d’animo e il nostro carattere. Siamo propensi a fermarci su immagini o video emozionali? Interagiamo di più con temi di business o di politica? Ci interessa la moda o il fitness?

Loro (gli algoritmi) lo capiscono.

Così costruiscono modelli di persone sempre più precisi e riescono a capire in anticipo che tipologia di persone siamo e ci propongono le cose che più ci influenzano, che più ci interessano o che più ci potrebbero indurre all’azione (all’acquisto).

Di questo le aziende beneficiano alla grande e con risultati impressionanti.

Lo dico in prima persona, utilizzando Facebook, Instagram o Google per fare pubblicità per gli studi dentistici. I risultati e il perfezionamento per andare a colpire le persone in target è impressionante.

Tim Cook , CEO di Apple, il 28 gennaio 2021 ha dichiarato questo alla conferenza CPDP sulla protezioni dei dati dell’Unione Europea:

“In un momento di disinformazione dilagante e teorie del complotto alimentate da algoritmi, non possiamo più chiudere un occhio davanti a una teoria della tecnologia che dice che tutto il coinvolgimento è buono – soprattutto se dura a lungo – e il tutto con l’obiettivo di raccogliere quanti più dati possibile. È arrivato il momento di smettere di fingere che questo approccio non abbia un costo. (…) La tecnologia non ha bisogno di grandi quantità di dati personali riuniti in dozzine di siti Web e app per avere successo. In passato, la pubblicità esisteva e prosperava senza di essa”.

Tim Cook, CEO Apple

Tutto questo mi fa davvero sorgere la domanda su quale sia il rapporto corretto con queste tecnologie e quale sia il giusto approccio per un’azione di marketing pubblicitaria su queste piattaforme piene di dati.

Me lo domando quasi contro i miei stessi interessi. Sarebbe più facile per me avere a portata sempre la maggior parte di dati e informazioni possibili sui possibili clienti, così da riuscire a portare nuovi pazienti agli Studi Dentistici che seguo.

Non dico nemmeno che bisogna chiudere tutte queste piattaforme. La pubblicità, come avviene offline, viene messa nelle grandi piazze e nei punti di passaggio. Quindi è normale che ci sia nelle grandi piazze di oggi: i social network.

Il punto è che io non desidero lavorare per portare “camion di nuovi pazienti” dall’online ai gli Studi Dentistici dei miei clienti, sfruttando senza criterio questi dati.

No, sarebbe troppo poco.

La mia azione comunicativa e di marketing è per fare in modo che potenziali pazienti che non si curano da anni per i più svariati motivi possano avere l’occasione di prendere sul serio la propria salute orale e decidere di farsi seguire da un bravo odontoiatra.

Non è questo etico? Non è questa una bella missione da perseguire?

Certo è che dietro una pubblicità ci deve essere un bravo odontoiatra che fornisca vero valore aggiunto al paziente. Il mio compito è quello di tirare fuori il valore aggiunto che c’è già negli Studi Dentistici che seguo, senza inventare nulla.

Con questo presupposto credo che sia possibile continuare a fare marketing online per gli Studi Dentistici.

Anche se le nuove opzioni di Apple dovessero ridurre drasticamente tracciamenti e dati delle persone.

Anche dovessero prima o poi (e me lo auguro) regolamentare a livello politico il possesso dei dati da parte di questi big della tecnologia.

Anche dovessero cambiare tutte le regole, sono convinto che una buona pubblicità – con un messaggio vero, bello e con dietro un dentista di valore – potrà ancora fare la differenza, convincendo le persone a prendere sul serio la propria salute e permettendo agli Studi Dentistici di trovare nuovi pazienti.

Social Media e Dentisti: quali sono i trend del 2020?

Quando parliamo di Social Media pensiamo a Facebook, Instagram e forse qualcuno incomincia a pensare a TikTok

Allora via! Tutti gli studi dentistici all’impazzata ad aprire più profili possibili per essere presenti ovunque, come se il problema fosse semplicemente di occupare uno spazio nel mondo dei Social. Peccato che poi bisogna anche gestirli in qualche modo.

C’è chi pensa di risolvere il problema creando qualche contenuto e pubblicandolo identico su Facebook, Twitter e Instagram. 

Ahi! Bisogna sapere che i social non sono tutti uguali, anzi!

Ognuno ha la sua peculiarità, i suoi strumenti, le sue funzionalità e il suo stile di linguaggio, chi più scritto, chi più visivo. 

E poi – dato di enorme rilevanza – ogni social ha il suo tipo di target, più o meno giovane. 

Dall’altro lato molti studi neanche ci pensano ad aprire un profilo su un canale social. Perché? Perché non sanno nemmeno cosa sono e come funzionano.

Non c’è da stupirsi! All’inizio il nuovo può spaventare e creare qualche dubbio e forse anche un po’ di timore. Ora però c’è chi ti può accompagnare con la sua esperienza professionale e la sua formazione.

Infatti è molto importante sapere quali sono i canali social del momento e quali sono le potenzialità, perché è lì che forse si trova il nostro pubblico che possiamo incontrare.

Ma quali sono i trend del 2020?

Andiamo a vederlo con i dati alla mano perché solo i dati ci possono descrivere in modo oggettivo la realtà e ci aiutano a non essere approssimativi o inesatti nel comprendere la situazione che stiamo vivendo. 

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mln
Utenti attivi sui social media in Italia

Nel 2019 il numero totale degli utenti attivi sui social media sono stati pari a 35 milioni. Cioè il 59% della popolazione totale.

È un dato impressionante! Non possiamo sottovalutarlo… questo ci fa capire che sempre più i social entrano a far parte della vita quotidiana della popolazione. 

Sono diventanti i nostri luoghi d’incontro, nuovi spazi di relazione dove è possibile conoscersi, scambiarsi idee… fare il passa parola. Certo è un mondo virtuale ma i Social network saranno sempre di più le nostre nuove piazze di dialogo, di esperienze e di novità. 

Incredibile come un trend esca un giorno e tutti ne parlino nei giorni successivi in ufficio, a scuola, tra amici…Pensateci: di cosa si parlerà la settimana successiva?

Andiamo avanti, non dimentichiamoci i dati.

Di questi 35 milioni, ben 31 milioni utilizzano i social da smartphone. Un dato enorme, che forse ormai non ci stupisce più di tanto. 

Chi di noi utilizza Facebook dal computer, ormai? Forse solo io, perché lo uso per lavorarci! 🙂

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%
Ha usato o visitato un social network o un servizio di messaggistica nell’ultimo mese

Un’altra informazioni importante da sapere è che il 98% di un campione italiano intervistato da GlobalWebIndex ha dichiarato di aver usato o visitato un social network o un servizio di messaggistica nell’ultimo mese. Praticamente tutti.

E qui dentro dobbiamo anche considerare Whatsapp, Telegram, Messenger e amici vari. Perché ormai questi servizi non sono semplici messaggi ma si sono trasformati in veri e propri social network di scambio.

Da questi servizi di messaggistica dobbiamo aspettarci sempre più potenzialità e possibilità di business nel futuro.

Procediamo sottolineando un numero che gioca a nostro favore:

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%
Ha scritto o ha interagito sui social media nell’ultimo mese

Di questo campione intervista il 74% ha scritto o ha interagito sui social media nell’ultimo mese. Anche questo dato ci fa capire che il livello di interazione è molto elevato ed è una buonissima notizia per noi che vogliamo affacciarci sui social media per attirare l’attenzione e la curiosità di nuovi pazienti.

E volete sapere quanto tempo spendono gli italiani mediamente al giorno sui social media?

Rullo di tamburi…

1,
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ore
Tempo medio speso sui social media al giorno

È tantissimo tempo. Se consideriamo che una persona media lavora 8 ore, altre 8 dorme rimangono più o meno 2 ore per i pasti e 4 per sport o altre attività (mettiamoci anche gli spostamenti in auto che spesso ci occupano tempo!)… le altre 2 sono passate sui social media. Incredibile.

Ma quali sono le piattaforme più attive in Italia? 

Qui la classifica è bella ampia e dobbiamo suddividere classici social network dai servizi di messaggistica. Ecco qui sotto i risultati!

Piattaforme social più usate
Youtube
87%
Whatsapp
84%
Facebook
81%
Instagram
55%
Facebook Messenger
54%
Twitter
32%
Linkedin
29%
Skype
27%
Pinterest
24%
Snapchat
12%

Vediamo che in Italia Facebook rimane ancora la piattaforma social con pubblico più ampio, ma è nota la grande ascesa di Instagram su un pubblico più giovane. 

In questo report del 2019 non c’è ancora traccia di TikTok, di cui tanto si discute in questi ultimi mesi. Sicuramente lo vedremo nei prossimi report del 2020.

Come già anticipato, un’attenzione va data alla messaggistica (Whatsapp e Messenger) che performano sempre meglio in termini di conversion sugli utenti che la utilizzano per entrare in contatto con le aziende e anche con gli studi dentistici.

Youtube per l’intrattenimento non ha rivali. 

Ma andiamo un po’ al sodo e vediamo di capire a livello pubblicitario in Italia quante persone possiamo raggiungere con i social media.

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mln
Audience pubblicitario raggiungibile con Facebook

Facebook ancora fa da padrone. Il potenziale target su tutto il territorio nazionale che possiamo raggiungere è di 31 milioni, suddivisi al 48% in femmine e 52% maschi.

Instagram segue con 19 milioni di persone raggiungibili, suddivisi in 51% per la parte femminile e il 49% dai maschietti.

Mi soffermo ancora su Facebook per approfondire un po’ l’età delle persone presenti.

Il target più maturo, tra i 45 e 54 anni, interessante per gli studi dentistici che offrono soprattutto servizi di impianti, implantologia o ricostruzioni è bello corposo: è circa il 22% di tutto il pubblico presente. 

La fascia ancora più alta (55-64 anni) è circa il 15% del pubblico totale.

Andiamo ancora più over. I coraggiosi over 65 presenti su Facebook sono circa il 10%, parliamo di più di 3 milioni di potenziali pazienti presenti.

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%
Pubblico over 45 in target per l’implantologia

A livello di situazione sentimentale il 50% del pubblico di Facebook si dichiara sposato, mentre il 28% si dichiara single. Tra gli altri abbiamo un 12% che si dichiara “impegnato” e un 11% che è “fidanzato”.

A livello di istruzione il 56% del pubblico ha un titolo universitario, mentre il 40% ha raggiunto il diploma della scuola superiore. Il restante 4% dichiara di avere una laurea specialistica.

Con Facebook possiamo anche analizzare il tipo di lavoro, gli interessi, la lingua parlata e molte altre informazioni.

Tutti dati preziosi per riuscire a raggiungere il tipo di pubblico che più desideriamo per il nostro studio dentistico!

Capisci quindi la portata che rappresenta per noi questo tipo di strumenti? 

Conoscere i social media e sapere come usarli e fondamentale per strutturare una adeguata attività di comunicazione che porti risultati reali e concreti nel tempo.

Per concludere.

Oggi Facebook ha un livello di conversione davvero impressionante. Instagram segue con il suo pubblico più giovane ma promette risultati interessanti soprattutto di fronte a contenuti intriganti e originali.

Il chiacchierato TikTok potrebbe incuriosire molte persone. Al momento porta un pubblico giovanissimo, forse troppo per uno studio dentistico, ma se seguirà il trend di Facebook e Instagram che lentamente invecchiano come età media, anche Tik Tok potrebbe diventare uno strumento interessante da presidiare.

Un buon uso dei Social Network significa aver cura fin da ora dei futuri clienti, poterli conoscere meglio e non solo analizzarli per fare profitto. Fare una bella pubblicità come utilizzare bene le possibilità date da Facebook e dagli altri Social è il modo migliore per offrire alle persone che incontreremo servizi e offerte precise e su misura.

Perché come scrive Agostino nelle Confessioni “si conosce solo ciò che si ama” il nostro marketing è proprio questo: aiutare gli Studi dentistici a farsi conoscere e a conoscere i propri clienti perché invertendo l’ordine della celebre frase di sant’Agostino si può amare solo ciò che si conosce!

Nuovi social continuano ad affacciarsi all’orizzonte. Tenerli monitorati e coglierne la reale potenzialità per i nostri possibili pazienti è la mossa migliore per non perdere nuove occasioni. 

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Dentista Moderno VS Dentista di una volta. La Sfida Definitiva.

I dentisti non hanno bisogno di fare marketing!

Quelli che dicono così sono i dentisti di una volta. I famosi con la targa di ottone appesa fuori dallo studio. Un po’ per dire: “Qui c’è uno studio dentistico e io sono un dentista. Punto. Non ho bisogno di dire altro.”

Sono i dentisti del passato che pensano di non avere bisogno di comunicare all’esterno perché “io sono un dentista e saranno i pazienti a venire a cercare me”.

Ma forse il mercato non si è un po’ evoluto negli ultimi anni?

Poi ci sono i dentisti discreti, quelli del low profile che sono convinti che non possano fare comunicazione

Invece non è così. C’è una legge (Bersani + Boldi + appendici varie) che regola la comunicazione sanitaria ed è bene approfondirla e conoscerla per capire cosa si può fare e cosa non è consentito.

Inciso: l’etica e la deontologia medica sono già strumenti che dovrebbe farci capire cosa è consentito fare e cosa no! Comunque a noi italiani piacciono le leggi e le regole complicate… 

Poi ci sono i dentisti del vorrei ma non posso, che hanno una dignità da proteggere. “Fare marketing? Fare pubblicità? Mettere una mia foto? Meglio di no, chissà cosa penseranno di me i miei colleghi…

Immagine di Unsplash

Poi ci sono i dentisti che conoscono così bene i loro pazienti da essere convinti che non usino Facebook. 

Dati di utilizzo dei social

Un po’ di dati? *

  • 35 milioni di utenti attivi sui social media nel 2019 (cioè il 59% della popolazione italiana)
  • 31 milioni presenti su Facebook
  • 19 milioni presenti su Instagram
  • 98% ha visitato o usato un social network o servizio di messaggistica nell’ultimo mese
  • 74% ha scritto o ha interagito sui social media nell’ultimo mese
  • 1 ora e 51 minuti è il tempo medio giornaliero che le persone spendono sui social media (!!!)

Forse allora vale la pena dare un’occhiata a cosa succede su questo social network, sfruttando le potenzialità che possiede e non perdendo tempo a scrollare il feed sul cellulare per perdere tempo.

Il passaparola funziona ancora per il dentista?

Infine ci sono i dentisti convinti che solo il passaparola funziona.

Certo. Il passaparola è uno degli strumenti di marketing fondamentali e più antichi del mondo.

Ma sei in grado di controllare il passaparola? 

Perché il passaparola è spontaneo, per cui affidandosi solo a questo vuol dire affidare il futuro del tuo studio al solo caso, cioè solo al fatto che i tuoi pazienti parlino bene di te. E sperare che qualcuno poi arrivi.

E se non lo fanno? Forse è meglio organizzarsi e provare a controllare anche questo strumento. 

“Ma il marketing non so se funziona nel paese in cui ho il mio studio…”

Ecco un altro errore. Pensiamo già di sapere. Ci siamo mai domandati chi è veramente il nostro pubblico e dove si trova in questo momento? Questo ci aiuta a capire quali strumenti possiamo usare al meglio. 

Perché gli strumenti sono molti, le tecniche tante, ma le regole del marketing sono sempre le stesse. Da sempre. 

Dentista Moderno che usa marketing e Facebook

Chi è il dentista moderno?

Poi ci sono i dentisti moderni, quelli aperti e incuriositi dalle novità. Sono quei dentisti che non hanno risposte pronte alle sfide del mercato ma che cercano con creatività nuove strade da percorrere.

Donne e uomini appassionati del loro lavoro che colgono nella complessità della realtà le domande giuste per trovare le migliori soluzioni per i propri clienti.

Sono quei dentisti che vedono una potenzialità negli strumenti di marketing e comunicazione. Hanno capito che il pubblico utilizza nuovi strumenti per intrattenersi, per informarsi e per scegliere.

Si, scegliere anche il dentista dove andare. 

Se una persona consiglia al suo amico te come dentista (passaparola!), stai certo che la prima cosa che fa quando arriva a casa (o forse già mentre parlano) è cercarti su Google e farsi un’idea di te. Stai dando una buona idea di te in questo momento? Perché lo sanno tutti: la prima impressione conta…

Il dentista moderno è quello che cerca sempre di innovarsi, che ha capito che marketing non vuol dire semplicemente Facebook, Google e pubblicità online. È molto di più: ha capito che i nuovi strumenti a disposizione sono il ponte ottimale per unire l’online e l’offline, il virtuale al reale. E viceversa.

Ci sono un sacco di agenzie e finti espertoni che vogliono vendere il fatto che la soluzione a tutto è “FACEBOOK ADS!” oppure “SEO!” oppure mettici quello che vuoi.

La verità è – e lo ripeto – che questi sono solo strumenti, che devono essere usati bene, ma devono essere a supporto di una relazione OFFLINE che deve dare credito a ciò che il paziente si trova di fronte online. Altrimenti il palco casca. 

Il segreto del dentista moderno

Il tuo studio sa gestire l’arrivo di nuovi pazienti? Altrimenti tutto sarà vano. E tempo sprecato. E denaro sprecato in agenzie e pubblicità inefficace. 

Il dentista moderno è quello che rimane al passo con i tempi e capisce che la situazione è in continua evoluzione, perché è la vita stessa ad essere sempre in movimento e in trasformazione. E così il futuro non ha più solo la forma di un’incognita ma anche di una relazione con tante possibilità di sviluppo non ancora esplorate o pensate.

Forse il Covid lo ha fatto capire ad alcuni (ad alcuni, eh!), ma al di là di questo anno originale il mercato è sempre in evoluzione. 

Pensiamo alla grande distribuzione organizzata. Una volta erano bancarelle di scambio e commercio cibo e prodotti. Poi in tempi moderni sono arrivati i negozi al dettaglio. Poi sono nati i supermercati, come nodo e polo focalizzante della distribuzione di beni di prima necessità. Cos’altro ci può essere di più di questo?

Si, c’è ancora dell’altro. 

Arriva infatti Amazon che negli Stati Uniti ha aperto i suoi primi supermercati ad accesso e uscita libera. Senza cassieri. Come è possibile?

L’Amazon Go di Seattle, 22 gennaio 2018 (Stephen Brashear/Getty Images)

Il cliente entrando nel negozio deve solo mostrare ad un sensore il suo smartphone con l’account Amazon. Poi un evoluto sistema di videocamere abbinate all’intelligenza artificiale riescono a capire cosa mettiamo nel nostro carrello (e riconoscono anche quando cambiamo idea e mettiamo giù un prodotto che non vogliamo più). Infine uscendo i sensori di passaggio all’uscita comprenderanno che abbiamo terminato la spesa e il totale sarà addebitato sulla nostra carta.

Non vi sembra il supermercato più adatto in tempo di Covid? Eppure i supermercati Amazon non sono nati nel 2020 ma all’inizio del 2018… 

Così è lo stesso per i dentisti. Prima gli studi monoprofessionali, poi sono arrivate le catene low cost a sconvolgere il mercato. Poi ci si è riassestati in grosse realtà, centri e cliniche organizzate e strutturate. E poi? Non penserai che sia finita qui.

Il dentista moderno non perde il treno e decide se vuole essere innovatore e primo nello sperimentare nuove frontiere del marketing e della comunicazione con il suo studio dentistico.

L’alternativa sarà quella di rincorrere gli altri. O di non prendere proprio alcun treno dell’innovazione.

* Dati estratti da Report 2019 Hootsuite – WeAreSocial